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5 pizzerie da provare a Malta

Vecchia NapoliQuante volte abbiamo la tentazione di mangiare italiano quando andiamo all’estero? Il problema è che, nella maggior parte dei casi, la delusione che ne segue è sempre più grande del desiderio che precede l’esperienza.

Malta è un’isola così vicina all’Italia e così piena di italiani che si può facilmente cadere nell’errore di ritenere la cucina all’altezza degli standard italiani. Intendiamoci, ci sono molti ristoranti di qualità anche qui, ma è la media ad essere più bassa.

Detto questo, ci sono ovviamente locali dove mangiare bene cucina italiana, di cui la pizza è solo una (grande) protagonista. Ed è proprio un elenco di cinque pizzerie quello che riporto qui, con due avvertenze: l’elenco riguarda solo un’area molto limitata di Malta (seppur la più trafficata a livello di turisti), quella di St. Julians e Sliema; l’elenco non vuole essere né completo né una sorta di “The best of”. Sono solo cinque buone pizzerie. Scusate se è poco.

Vecchia Napoli: questa famosa pizzeria, situata sul lungomare tra Sliema e St. Julians, offre una pizza di buona qualità, cotta in forno a legna.

I monelli: questo ristorante italiano offre, oltre ad ottimi piatti di pasta, pizze con condimenti più italiani che maltesi (fidatevi: è una caratteristica positiva). La mia pizza preferita è quella con la ‘nduja, ovviamente.

Pizza Amore & Fantasia: sembra strano elencare una pizzeria d’asporto (ci sono un paio di sgabelli, se proprio si vuole  mangiare in loco), ma questa pizzeria sul lungomare di Gzira (di fronte a Manoel Island) è davvero ottima!

Fratelli La Bufala: questa catena internazionale di pizzerie porta ovunque, ora anche a Malta, la pizza napoletana. Ovviamente ottima, poco da aggiungere.

La cucina del sole: questo ristorante, che fa una pizza come si deve, ha un bel vantaggio: la vista da Tigné Point de La Valletta davanti agli occhi.

Intervista a Davide Piva: uno chef 2.0

Come nasce e cosa fa uno chef web 2.0?

Beh nasce da un bisogno: quello di comunicare, esigenza sempre più avvertita anche da quelle realtà che fino a poco tempo fa potevano contare prevalentemente sul passaparola e imperante nel mondo della ristorazione e dell’enogastronomia.

Cosa fa è presto detto: scrive, fotografa, posta sui social, aggiorna il sito e promuove il proprio regno -la cucina- ogni giorno in modo nuovo ed accattivante.

Certo, è vero che sempre più ristoranti affidando il proprio marketing a professionisti esterni qualificati -per fortuna- ma è innegabile che quando in cucina c’è un cuoco web 2.0 ad offrire il proprio contributo il successo è garantito: l’autenticità e la forza della sua comunicazione non hanno paragoni.

Davide Piva è da 10 anni lo chef di Locanda Le Muse, storico e apprezzato ristorante di San Bonifacio (VR), ai piedi delle colline veronesi.

Davide è a tutti gli effetti un cuoco web 2.0: nella sua cucina trovetere padelle, mestoli, coltelli vicini a macchina fotografica e pc sempre collegato in rete.

Come ha vissuto e vive ogni giorno questo doppio ruolo ce lo spiega lui stesso…

– Cominciamo dall’inizio Davide, una domanda scontata: come nasce il desiderio di diventare cuoco?

Una convinzione che mi ha accompagnato fin da piccolissimo. Ad una festa di carnevale a 5 anni mi travestii da cuoco…un caso? Non so. Quello che è certo è che il contatto con la materia prima e la voglia di dar vita a nuovi sapori mi ha accompagnato fin da piccolo.

-Com’è cambiato negli ultimi anni il tuo lavoro alle Muse e come sei diventato un cuoco web 2.0?

Nel 2000 quando sono approdato a “Le muse” la presenza del cuoco non andava oltre i fornelli. Cucinare bene bastava. Già nel 2001 “Le muse” aveva un proprio sito internet. Qualche anno dopo, una profonda ristrutturazione della struttura e dello standard dei servizi offerti ha fatto emergere la necessità di comunicare con più efficacia. E’ qui che probabilmente nasce il cuoco web 2.0! La passione per il PC e la voglia di valorizzare il mio lavoro mi hanno fatto maturare l’idea di un sito che mi consentisse di essere libero nella gestione dei contenuti. Una newsletter che mi permettesse di raggiungere i clienti con le novità dalla mia cucina. Una presenza costante sui social network per raggiungere, dapprima i giovani, ora un popolo molto vario che usa quotidianamente questo strumento.

– Ti saresti immaginato questi mutamenti qualche anno fa?

Che internet fosse una piattaforma importante per la comunicazione lo si intuiva già anni fa. Quello che non immaginavo era di esserne così direttamente coinvolto. Mi ha turbato un po’ inizialmente tradire il grande amore per la cucina con il web. Ora ho raggiunto la consapevolezza che sia l’abbattitore che il PC sono ugualmente parte del mio lavoro.

– Sei attivissimo su facebook e su twitter, ogni mese posti una ricetta nuova sul sito, segui la newsletter e hai sempre mille idee da realizzare per conquistare anche i clienti più esigenti: che cosa cerchi di trasmettere ai tuoi clienti?

Cultura del cibo. Un concetto complesso da spiegare ma che risiede nella nostra natura. La praticità, la fretta, la pigrizia ne inibiscono l’utilizzo. Risvegliare i 5 sensi delle persone ed educarli a conoscere ciò che è buono. I miei clienti spesso mi chiedono dei consigli su come lavorare al meglio un prodotto, in quale stagione o periodo acquistarlo. Usare facebook e twitter mi consente di coltivare questo legame anche nei momenti  in cui il cliente non è seduto al mio tavolo. Non dà ultimo promuovere alcune mie particolari iniziative come Last menu week end, una sorta di saldo sul menu della stagione uscente.

– Quali ingredienti rendono oggi un ristorante vincente, qual è la ricetta perfetta?

Materia prima, lavorazione, comunicazione, freschezza, sorriso. Un sesto ingrediente è la flessibilità che fa di questa lista una vera ricetta. Vi sono mille alternative, più economiche, per chi necessita solo di cibarsi. Chi sceglie il ristorante, oggi, vuole di più e chi opera nel nostro settore deve comprendere l’esigenza di questa svolta.

 

 – Carla ed Emanuele Cederle sono i proprietari e gestori de Le Muse: ti hanno sempre appoggiato?

SI! E’ chiaro che, per età e coinvolgimento,  il cuoco web 2.0 sia io, ma è altrettanto evidente il loro supporto, direi complicità. Una collaborazione che dura da 12 anni  segnata da progetti, fatiche e successi ugualmente condivisi. La flessibilità di cui ti parlavo prima non si compra al mercato ma scaturisce in modo naturale da un team affiatato e con obiettivi comuni.

 

 

Ringrazio Davide e mi trattengo ancora un po’ nella sua cucina, accogliente, aperta e viva come il suo chef, satura di un entusiasmo che trascende il lavoro e parla invece di emozioni.

 

 

Roberta Zantedeschi

Ethica Sas

Osteria Macchiavello si unisce ai partner del corso chef di Maisazi

La scuola di cucina professionale Maisazi di Lonigo (VI), da anni impegnata ad organizzare corsi di cucina e corsi chef, ha deciso di realizzare e mettere a calendario la più prestigiosa delle proprie offerte formative: l’atteso corso per aspiranti chef.
L’iniziativa, che si terrà nel mese di agosto 2013, conta già su un nutrito gruppo di partner e collaborazioni: aziende e ristoranti interessati ad entrare in contatto con i corsisti per valutare possibili stage, tirocini o altre forme di collaborazione.
New entry il Ristorante Osteria Macchiavello, che si unisce a Ristorante Rapsodia, Unisono Jazz Club, Ristorante Angedras ed altri ancora.
L’Osteria Macchiavello, storico ristorante di pesce nel cuore del centro storico di Alghero, è il secondo ristorante sardo a dare la propria disponibilità, lo caratterizzano la capacità di coniugare sapientemente i sapori autentici della cucina tipica sarda e della cucina tipica algherese, mantenendo viva la tradizione delle due anime della gastronomia isolana, un locale importante che aumenta il prestigio del corso chef.
La Direzione della scuola Maisazi è infatti orgogliosa di poter vantare queste collaborazioni che daranno la possibilità ai partecipanti di vivere un’esperienza formativa ma anche professionale di grande valore.
Lo chef, vero manager della cucina, non può accontentarsi di cucinare bene o benissimo, afferma la Direzione della scuola, servono competenze organizzative, gestionali, creative ed anche economiche. Questo corso assicura l’apprendimento, attraverso una didattica pratica e improntata sulle esercitazioni, di tutti gli aspetti tipici del ruolo: creazione di menù e piatti nuovi, gestione degli acquisti e dei fornitori, organizzazione della brigata, gestione degli aspetti economici, ecc…
Accederà al corso un ristretto gruppo di partecipanti composto da cuochi e persone che possano documentare capacità equivalenti ma anche chi non possedesse questi requisiti avrà comunque la possibilità di sostenere un colloquio presso la scuola per valutare un eventuale inserimento.
Ogni allievo a fine corso sosterrà un esame che attesterà le competenze acquisite e otterrà un certificato e una lettera di referenze: sarà uno chef a pieno titolo.

Roberta Z.
Marketing e comunicazione
Scuola di cucina Maisazi

Il nuovo sito dello chef a domicilio Francesco de Francesco

Molti conoscono Francesco de Francesco come Chef Executive della Scuola di cucina maisazi, ma ovviamente lui cucina anche al di fuori.

Proprio per promuovere le sue attività esterne, recentemente è stato pubblicato il sito Frachef: uno chef a domicilio, in cui sono descritte le sue attività come cuoco a domicilio per i privati e chef a chiamata per i ristoranti.

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Pizza tra le Dolomiti

Se volete mangiare una pizza veramente squisita, dovete recarvi a Ponte Arche, piccolo paese tra le Dolomiti di Brenta, sulla statale per Madonna di Campiglio. La pizzeria-rosticceria il Vecchio Mulino si trova proprio sulla statale ( Via C. Battisti, 50) ed è gestita da una simpaticissima coppia del posto. Il pizzaiolo è siciliano e oltre a preparare primi, secondi e contorni ( tutto al momento!!!), inforna a ciclo continuo pizze classiche napoletane e pizze in teglia, dall’impasto alto e soffice. I profumi sono quelli di casa ed i sapori genuini, l’arredamento è semplice e curato e l’accoglienza calorosa. Anche il servizio è impeccabile, ma la pizza in teglia di più. Ve ne sono per tutti i gusti, con verdure di stagione e salumi.
Dulcis in fundo la signora Marika, trentina, prepara dei dolci casalinghi ottimi, dalle torte di mele alle crostate, che vengono servite con frutta e yogurt alla vaniglia. Se passate di li, la sosta è d’obbligo!

Visita cucina ristorante allievi corso 1 mese

Gli allievi del corso per diventare cuoco della durata di 1 mese visiteranno assieme al docente la cucina di un ristorante per comprendere meglio l’organizzazione della stessa.

Il docente durante il corso per diventare cuoco professionista di 1 mese accompagnerà gli allievi presso la cucina di un ristorante nel giorno di chiusura per spiegarne l’organizzazione, le attrezzature utilizzate, le norme di sicurezza e di igiene.

Per chi non è mai stato in una cucina di un ristorante è molto importante capirne i criteri, l’organizzazione e gli aspetti di manutenzione per avere un approccio più professionale e lavorare al meglio con i colleghi cuochi.

Maggiori informazioni si possono trovare alla pagina che riporta la notizia ufficiale.

Fuocolento: trattoria a Ferrara

Lo scorso weekend l’ho passato a Ferrara, città nella quale ho vissuto alcuni anni da universitario, proprio per una cena con alcuni compagni di studio (e di sane bevute, ça va sans dire). Insomma, un ritrovo in piena regola, dopo più di 10 anni.

Per l’occasione, dopo un paio di calici di vino per aperitivo, siamo andati a cena al Fuocolento, trattoria nel centro di Ferrara. Qui ho potuto gustare dopo anni un paio di specialità tipiche delle quale sentivo davvero la mancanza: i cappellacci di zucca (conditi con ragù) e la salama da sugo. Avevo previsto di chiudere la cena con la tenerina, ma ero già sazio. Si, perché come antipasto avevamo già potuto gustare diverse prelibatezze; e le porzioni dei due piatti erano davvero sufficienti (e si che non posso certo dire di essere una persona che mangia poco… 🙂 ).

Per farvi un’idea del locale, vi consiglio la lettura delle recensioni su Due Spaghi.

Trattoria Fuocolento
Via Saraceno 85, 44100 Ferrara
0532 210813‎
www.fuocolento.com

MOBA, ristorante a Villa Bardini di Firenze

Moba di notte
Moba di notte

Quest’estate, a Firenze, ha inaugurato un nuovo ristorante di pesce.
Incuriosita dalla location – sopra un museo recentemente ristrutturato – ho deciso di provarlo. Già nel nome si capisce la vocazione artistica: MOBA, Monumenti Bardini, non distante dal Museo Bardini.

La posizione è strepitosa: davanti al Forte Belvedere, ha una terrazza su Firenze più o meno allo stesso livello del Piazzale Michelangelo (ma più orientata verso Firenze Sud) e confina con il giardino Bardini, classico esempio di giardino all’italiana con siepi e vialetti.

Al piano superiore la Terrazza Bardini propone aperitivi, al piano inferiore la cena.
Non potevo non cominciare con un aperitivo: ho bevuto un mojito ben fatto, servito con un vassoietto di assaggini tra cui spiccava un leggero cous cous, uno spiedino di salmone, un gazpacho e una mousse di melone con dadetti di prosciutto crudo, serviti in due bicchierini.

Non ho fatto il bis a malincuore e sono scesa al piano di sotto per la cena.
E’ un ristorante di pesce (per quanto nel menu ci sia anche la carne e un piatto vegetariano) quindi mi sono lanciata in una cena tutta di pesce.
Come antipasto ho preso un mix di cruditè: tonno rosso pinna gialla di Sicilia, scampi e branzino. Accompagnati da un’insalatina e pomodori. Deliziosi.
A seguire ho preso un classico: spaghetti alle vongole veraci. Ottimi e saporiti.
E per finire una fritturina leggera di gamberi e calamari con verdure. Davvero leggera e croccante. Non mi ha appesantito per niente.

Come vino mi sono fatta consigliare. Mi hanno servito un vino siciliano abbastanza secco che a me è piaciuto molto: Aquilae Catarratto Inzolia, proveniente da Canicattì.
Un posto nel quale tornare.

MOBA Ristorante Bardini
Via Costa San Giorgio 6a, Firenze
tel. 055 2008444
www.moba.fi.it

Wine Time

La scorsa settimana ero a Roma per alcuni impegni di lavoro. Uno di questi impegni si è concluso con aperitivo cena e digestivo al Wine Time, wine bar e ristorante vicino a Castel Sant’Angelo. Questo bel locale si trova infatti in Piazza Pasquale Paoli.

Come aperitivo, ho preso un paio di Negroni. I miei compagni di merende (Alessio, Angelo e Elena: i primi due sono tra i coautori di Drink a drink, Elena invece ogni tanto scrive anche qui su Di vino & cibo) invece si sono scolati un paio di Americani (che Bacco abbia pietà di loro).

Quando Alessio ed Elena ci hanno lasciati per rientrare in Toscana, Angelo mi ha chiesto se volessimo cenare lì o cambiare ristorante. Dato che al Wine Time avevo cenato un anno fa (anche in quell’occasione, Angelo presente) e quindi ricordavo che si mangiava molto bene, ci siamo fermati.

E così, tra un bel tagliere di formaggi e salumi ed un filetto di manzo (rigorosamente grondante sangue), ci siamo riempiti la pancia e sollazzati lo spirito (e magari Angelo nei commenti mi ricorderà che vino ci siamo scolati…).

Per finire in bellezza la serata, due bicchieri di Macallan Fine Oak 18.

Se volete leggere qualcos’altro sul Wine Time, potete leggere un post scritto da Angelo su Drink a drink.

Per finire, le informazioni utili:
Wine Time
Piazza Pasquale Paoli, 15 – 00186 – ROMA
Telefono e fax: (+39) 06.68.75.706
E-mail: wine@winetime.it
Chiuso la domenica.
Orario di apertura: dalle 12.00 alle 02.00

Fast food, German-style

Alla faccia dell’automazione! In un ristorante di Norimberga è stato implementato un sistema che permette di ordinare il pranzo tramite un touch screen e ricevere il cibo direttamente dalla cucina, attraverso un sistema di rotaie. Difficile da spiegare, fate molto prima a seguire il video (preferibile ma non necessario capire l’inglese). Nell’attesa che il nostro piatto venga preparato (questo si da esseri umani), possiamo anche usare il computer usato per ordinare il pasto per mandare una email, un sms o leggere qualche informazione sui piatti serviti.

Devo ammettere che incuriosisce assai. Chissà dovessi mai capitare per Norimberga…

Via .mau.