Archive for the ‘Vino’ Category
Sangria
La sangria è una bevanda alcolica a base di vino e frutta di origine spagnola e portoghese. Inoltre, va servita fredda. Per il resto, non esiste una ricetta unica. La sangria è un drink che viene fatto molto con l’ispirazione, mettendo un po’ di questo e un po’ di quello.
Una versione base (che quindi lascia ampio spazio all’improvvisazione) può essere quella che segue.
Ingredienti:
- 1 bottiglia di vino rosso (di qualità, se volete una sangria all’altezza delle aspettative!)
- 2 arance
- 2 limoni
- 2 pesche
- 1 cucchiaino di zucchero
- soda (o gassosa), circa 25 cl
Procedimento:
spremete una arancia ed un limone e versate il succo in una grossa coppa o un’ampia caraffa. Tagliate invece a fettine sottili l’altra arancia e l’altro limone. Mettete anche queste fettine nella coppa. Tagliate le pesche a pezzetti e mettete anche questi nella coppa. Versate anche il vino e aggiungete lo zucchero. A questo punto, mescolate un po’ il tutto e mettete in frigo per diverse ore (la sangria deve essere fredda!).
Prima di servire, aggiungete la soda e del ghiaccio.
Come detto, questa è una versione base (molto base) della sangria. Spesso nella sangria si trovano anche altri ingredienti, come chiodi di garofano, cannella, vaniglia, qualche superalcolico (gin, cointreau, rhum, brandy, vodka, etc…), altra frutta (mele, pere, etc.).
Inoltre, in alcune zone della Spagna esiste anche una versione fatta con vino bianco anziché rosso e prende il nome di sangria blanca.
Non esistendo una ricetta ufficiale, è chiaro che un ingrediente chiave diventa l’ispirazione del momento. L’unica cosa davvero importante da tenere a mente è che tutti gli ingredienti (a partire dal vino, ovviamente) devono essere di qualità. Con questo non dico che vada usato del Barolo, ovviamente. Però evitate vini da 1€ al litro, ecco
In particolare, vi consiglio un rosso abbastanza corposo: aglianico, cannonau, primitivo, etc.
Cantine aperte 2008
Cantine Aperte è l’evento più importante che si svolge in Italia con protagonista il vino, la sua gente e i suoi territori. Il prossimo 25 maggio si svolgerà l’edizione 2008, con la solita imperdibile occasione di visitare le cantine che si apriranno al pubblico dando l’occasione di scoprire quel magico mondo che sta dietro una bottiglia di vino.
Nell’edizione 2007 sono state più di 800 le cantine aperte al pubblico ed oltre un milione i visitatori.
Soprattutto in questo periodo, dove gli scandali più o meno grossi (e più o meno veri…) stanno offuscando l’immagine del vino, il Movimento Turismo del Vino, per usare le parole del presidente Chiara Lungarotti, “sente ancor più pressante il dovere di aprire le porte delle cantine per far vedere che la maggior parte dei produttori italiani sono seri e lavorano con impegno e passione, ottenendo un prodotto di elevata e garantita qualità“.
Per le cantine è anche una grande occasione di promuoversi davanti ad un pubblico così vasto. E sarà bene che lo tengano presente, quelle cantine che decidono di aderire all’evento senza grande convinzione.
Se vorrete segnalare nei commenti le cantine presso cui avete intenzione di recarvi, ovviamente farà piacere a noi ed ai lettori che avranno qualche spunto.
25 maggio 2008: Cantine aperte. Come si dice in questi casi, save the date!
Il Ducato in un bicchiere
Domenica 11 maggio a Camerino (MC) dalle 11:00 alle 23:00 si svolgerà nel centro storico “Il Ducato in un bicchiere“, mostra-mercato di vini tipici del territorio.
Il territorio che fu dei signori Da Varano farà bella mostra di sé attraverso un’altra delle sue eccellenze: il vino.
Lungo le vie del centro storico, all’interno delle antiche mura cittadine, si snoderà un percorso enologico, gastronomico, musicale, artistico, culturale e di solidarietà, tracciato dalle migliori cantine del territorio.
Tra musei aperti, mercatino dell’artigianato e musica, sarà possibile degustare alcuni vini locali.
Per maggiori informazioni, consultate il sito ufficiale dell’evento, che illustra il programma completo ed altre utili informazioni.
Operazione “Vendemmia Sicura”: i nomi
Su Vinopigro (blog curato da Elisabetta Tosi) – update: e su Aristide (chiedo scusa per non aver letto per tempo il feed) – vengono pubblicati i nomi delle aziende coinvolte nell’inchiesta “Vendemmia sicura” (più nota con il nome di Velenitaly).
Per il bene del settore vitivinicolo (e dell’immagine del vino italiano all’estero) ci ostiniamo a credere nella buona fede di questi acquirenti – in altre parole: non sapevano quel che compravano.
Una buona fede che però andrà provata: come si dice in questi casi, “la posizione di queste aziende è ora al vaglio degli inquirenti”.
In teoria, potrebbe anche essere che alcune di queste aziende abbiano si acquistato dalle ditte V.M.C. Srl ed Enoagri Export Srl, ma non prodotti adulterati e/o annacquati.
Brunellopoli e la facile soluzione al problema
Il disciplinare di produzione del Brunello di Montalcino prevede (tra gli altri) questi requisiti:
- Zona di produzione: Comune di Montalcino
- Vitigno: Sangiovese (denominato, a Montalcino, “Brunello”)
Brunellopoli (e come altro, sennò?) è il termine giornalistico dato all’indagine in corso sul Brunello di Montalcino che tanto Brunello di Montalcino non è, dato che alcune (poche, l’1% pare, ma famose anche per i meno esperti come il sottoscritto) aziende produttrici non usavano esclusivamente sangiovese (e forse neanche proveniente dal comune di Montalcino). Il reato in questione, per la cronaca, è “frode in commercio e falso in atto pubblico”.
La cosa bizzarra (ripeto, non sono esperto: ecco perché uso questo termine, anche se a me per primo sembra un eufemismo) è che ora la soluzione al problema è quella di cambiare il disciplinare di produzione (!!).
Non mi dilungo troppo sulla cosa e rimando a chi – milioni di volte più competente di me in materia – ne ha già parlato diffusamente (anche) qui e qui.
Io posso solo dire che questa soluzione mi ha fatto subito venire in mente una battuta (in tutt’altro contesto) di Corrado Guzzanti:
Se i partiti non rappresentano più gli elettori, cambiamoli questi benedetti elettori!
Il problema, però, è che nel caso del Brunello non si tratta di una battuta…
Update: Soldera mette il veto statuario ad eventuali decisioni sul disciplinare. Evviva Soldera!
Vinoclic
Vinoclic è una concessionaria di pubblicità online che opera nel settore del food&wine. Nasce dalla lunga esperienza di Tigullio Vino, uno dei più grandi portali italiani sul mondo del vino.
Da ieri, anche Di Vino & Cibo è entrato a far parte di questo network, nel quale sono presenti già un bel numero di siti (portali, social network e blog) di qualità del settore.
Questo significa che se volete promuovere la vostra azienda (in tema, che promuovere su Di Vino & Cibo un sito che vende bulloni magari serve a poco) su questo blog potete farlo facilmente attraverso Vinoclic, che vi assiste egregiamente (e lo dico per esperienza – Filippo scusami se ieri ti ho rubato tanto tempo per dettagli) in tutto e per tutto.
Fare pubblicità sul network di Vinoclic significa assicurarsi visibilità su siti di qualità (molti di questi io li seguo con discreta regolarità) ed in target.
Su Velenitaly e le reazioni
Io capisco le forti critiche che vengono rivolte da moltissime parti (*) alla copertina de L’Espresso sul vino avvelenato. Però mi pare che ci si stia concentrando soprattutto su chi ha portato a galla i crimini e non su chi questi crimini li ha commessi.
E francamente questo mi pare un po’ troppo.
Oppure è tutta una bufala? E in realtà la truffa è stata “solo” quella di annacquare e zuccherare un po’ il vino? Non che questo vada bene, intendiamoci, ma certo non è un vino annacquato a nuocere gravemente alla salute…
Chi scrive ha già criticato (in tutt’altra occasione) i titoli ad effetto dei giornali. Quindi posso pure essere d’accordo con il criticare il modo in cui è stata presentata l’inchiesta. Ma – se c’è rischio per la salute, cosa che ancora non sono riuscito a capire – l’alternativa qual era? Un trafiletto nascosto in qualche pagina interna? Il silenzio?
Non dimentichiamoci che qui si sta parlando della salute delle persone… Oppure no? Insomma, aiutatemi a capire.
* alcuni link:
marketing del vino
vino al vino
frittomisto
Velenitaly
Benvenuti a Velenitaly, recita l’articolo de L’Espresso, che porta a galla una situazione inquietante.
Concimi, sostanze cancerogene, acqua, zucchero, acido muriatico e solo un quinto di mosto. Con questo miscuglio sono stati prodotti 70 milioni di litri di vino a basso costo. Venduti in tutta Italia.
Il ministro De Castro ha dichiarato “Il Vigneto Puglia è in costante crescita e il suo livello qualitativo non può certo essere messo in discussione da una o due realtà poco oneste che infangano il buon nome della nostra regione”. È vero, non possono essere pochi criminali a rovinare il nome della regione Puglia e di tutta l’Italia nella produzione di vino. Motivo in più, questo, per avere il pugno di ferro. Ma pensando a come funziona la giustizia in Italia, mi riesce difficile essere ottimista.
Update: se ne parla anche su Tigullio Vino e su Kelablu.
Update 2.0: su velenitaly e le reazioni, con il dubbio che sia quasi una bufala (senza diossina)
Il Teroldego e la leggenda del drago
Il Teroldego nasce in un piccolo fazzoletto di terra chiamato Campo Rotaliano che si estende nella valle dell’Adige poco a nord di Trento, decantato da Goethe nel suo famoso libro “Viaggio in Italia” che lo descrisse come “il giardino delle viti” e da Cesare Battisti che lo definì “il giardino vitato più bello d’Europa”.
Originariamente questo Campo non aveva l’aspetto attuale in quanto tra il 1848 e il 1852 gli Imperatori d’Austria Ferdinando e Francesco Giuseppe deviarono il corso del fiume Noce che spesso causava inondazioni nelle zone circostanti. Rimase così un terreno fluviale molto particolare, con presenza di limo in superficie e di ghiaia, sabbia e ciottoli in profondità che assicurando un buon drenaggio ha permesso la coltivazione della vite in un territorio così pianeggiante.
Il Campo inoltre è posto in una posizione particolarmente favorevole, circondato da pareti rocciose che bloccano il passaggio dei venti gelidi e immagazzinano il calore nelle ore di sole, allo stesso tempo riceve le correnti temperato-umide provenienti dal Garda, assicurando ai vitigni un ricircolo di aria continuo.
E in un posto così speciale non poteva che essere coltivato un vitigno che genera frutti molto pregiati, “l’oro del Tirolo” Tiroler Gold: è da quest’appellativo che sembra provenga l’attuale nome “Teroldego”. Sulla nascita di questo vitigno si narra una fantastica leggenda: un tempo esisteva un drago che terrorizzava la popolazione, la cui casa era posta dove ora si trovano i ruderi del Castel San Gottardo, sulla parete sud del Monte di Mezzocorona. Il Conte Firmian uccise il drago grazie a uno stratagemma e ne portò il corpo a fondovalle per festeggiare con la popolazione la fine del flagello, senonchè alcune gocce del sangue del drago caddero nel terreno e in quel punto nacquero le prime viti di Teroldego.
Il Teroldego da vita ad un vino rosso di grande struttura ed eleganza, ricco di colore e tannini, rosso porpora, tendente al granato, dai profumi intensi di piccoli frutti di bosco e di amarena, caratterizzato da grande complessità e pienezza al palato.
Si presta stupendamente bene sia all’affinamento in legno, per la produzione di vini robusti, capaci di invecchiare anche 15-20 anni, che alla macerazione carbonica per la produzione di un novello in purezza che, in questi ultimi anni, ha dimostrato di disporre di una “marcia in più” rispetto ad altri novelli italiani. Un vino quindi dalle potenzialità enormi, un vino totalmente autoctono che può raggiungere livelli di qualità davvero apprezzabili.
Si dimostra adatto ad accompagnare portate sostanziose come capriolo e polenta, lo spezzatino di cinghiale, le grigliate miste di carne e gli arrosti in genere. Generoso nell’abbinamento con formaggi stagionati come i pecorini ed il Parmigiano. Nella versione novello è assolutamente da provare con il fegato alla veneziana, con le castagne al forno, con le scaloppine di pollo o con il tacchino ai funghi, ma in genere è un piacere da gustare a tutto pasto.
I vini siciliani dell’annata 2007
Nel corso della conferenza stampa “Il vino siciliano: sintesi seduttiva tra antica tradizione e moderni scenari di consumo” che si è svolta a Marsala, comune che insieme alla provincia di Trapani ha ospitato la V° edizione di “Sicilia en Primeur”, è stato reso noto il rating sulla vendemmia 2007.
L’enologo Riccardo Cotarella ha espresso valutazioni positive sull’annata 2007, parlando di “eleganza, frutto, equilibri e nobiltà organolettica”. Dal punto di vista qualitativo, l’annata è stata valutata tra le quattro e le cinque stelle.
Ulteriori informazioni sul sito Assovini Sicilia.
