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Brunellopoli e la facile soluzione al problema
Il disciplinare di produzione del Brunello di Montalcino prevede (tra gli altri) questi requisiti:
- Zona di produzione: Comune di Montalcino
- Vitigno: Sangiovese (denominato, a Montalcino, “Brunello”)
Brunellopoli (e come altro, sennò?) è il termine giornalistico dato all’indagine in corso sul Brunello di Montalcino che tanto Brunello di Montalcino non è, dato che alcune (poche, l’1% pare, ma famose anche per i meno esperti come il sottoscritto) aziende produttrici non usavano esclusivamente sangiovese (e forse neanche proveniente dal comune di Montalcino). Il reato in questione, per la cronaca, è “frode in commercio e falso in atto pubblico”.
La cosa bizzarra (ripeto, non sono esperto: ecco perché uso questo termine, anche se a me per primo sembra un eufemismo) è che ora la soluzione al problema è quella di cambiare il disciplinare di produzione (!!).
Non mi dilungo troppo sulla cosa e rimando a chi – milioni di volte più competente di me in materia – ne ha già parlato diffusamente (anche) qui e qui.
Io posso solo dire che questa soluzione mi ha fatto subito venire in mente una battuta (in tutt’altro contesto) di Corrado Guzzanti:
Se i partiti non rappresentano più gli elettori, cambiamoli questi benedetti elettori!
Il problema, però, è che nel caso del Brunello non si tratta di una battuta…
Update: Soldera mette il veto statuario ad eventuali decisioni sul disciplinare. Evviva Soldera!
Attorno a Siena per Cantine Aperte
Per questa edizione di Cantine Aperte, per ridurre al minimo il margine di errore, ho scelto la provincia di Siena.
Partendo dall’idea “un bianco e un rosso” ho scelto San Gimignano e Montalcino. Due luoghi che, appena nominati, ad ogni intenditore e appassionato, fanno venire in mente rispettivamente “Vernaccia” e “Brunello“.
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Soldera e il Brunello al convegno dell’Accademia di Analisi Sensoriale
Gianfranco Soldera, intervenendo al convegno veronese dell’International Academy of Sensory Analisys, si domanda cosa è diventato il Brunello da trent’anni a questa parte, e chiede ai sensorialisti presenti, tra i quali i professori Mario Fregoni e Roberto Zironi, di tracciarne un profilo utile ai nuovi consumatori.
“L’analisi sensoriale potrebbe tracciare i profili organolettici del Brunello di Montalcino, tenendo conto della sua evoluzione dagli anni ‘70 ad oggi. Con un duplice obbiettivo: riportare il Brunello al rispetto delle regole che lo hanno fatto conoscere e edurre il consumatore sulle differenze intervenute”.
“Nel ‘77 si producevano 700 mila bottiglie di Brunello – ha proseguito Soldera – eravamo venti produttori, due producevano 15.000 e 35.000 bottiglie; nel 2007 siamo 200 produttori che producono 12 milioni di bottiglie e ci sono gli stessi due produttori di prima che continuano a fare ancora 15 mila e 35 mila bottiglie. E gli altri milioni di bottiglie contengono vini che sono assolutamente diversi dal modello 1977″.
Leggi il resto su Benvenuto Brunello (lungo ma interessante).
