Wine Time

La scorsa settimana ero a Roma per alcuni impegni di lavoro. Uno di questi impegni si è concluso con aperitivo cena e digestivo al Wine Time, wine bar e ristorante vicino a Castel Sant’Angelo. Questo bel locale si trova infatti in Piazza Pasquale Paoli.

Come aperitivo, ho preso un paio di Negroni. I miei compagni di merende (Alessio, Angelo e Elena: i primi due sono tra i coautori di Drink a drink, Elena invece ogni tanto scrive anche qui su Di vino & cibo) invece si sono scolati un paio di Americani (che Bacco abbia pietà di loro).

Quando Alessio ed Elena ci hanno lasciati per rientrare in Toscana, Angelo mi ha chiesto se volessimo cenare lì o cambiare ristorante. Dato che al Wine Time avevo cenato un anno fa (anche in quell’occasione, Angelo presente) e quindi ricordavo che si mangiava molto bene, ci siamo fermati.

E così, tra un bel tagliere di formaggi e salumi ed un filetto di manzo (rigorosamente grondante sangue), ci siamo riempiti la pancia e sollazzati lo spirito (e magari Angelo nei commenti mi ricorderà che vino ci siamo scolati…).

Per finire in bellezza la serata, due bicchieri di Macallan Fine Oak 18.

Se volete leggere qualcos’altro sul Wine Time, potete leggere un post scritto da Angelo su Drink a drink.

Per finire, le informazioni utili:
Wine Time
Piazza Pasquale Paoli, 15 – 00186 – ROMA
Telefono e fax: (+39) 06.68.75.706
E-mail: wine@winetime.it
Chiuso la domenica.
Orario di apertura: dalle 12.00 alle 02.00

4 commenti su “Wine Time”

  1. Macallan … mmmm … onestamente lo trovo molto scaduto, specie negli ultimi tempi. Se ti piacciono gli “scotch” ti suggerisco di provare il “Glenfiddich” 18 anni. Questo produttore coltiva il malto direttamente, non lo compra da terzi e, come molti altri produttori, possiede una fonte d’acqua che viene custodita gelosamente sotto chiave.
    Anche se sono stato (e tuttora sono) molto innamorato del whiskey scozzese, sto cominciando a preferire quello irlandese.
    La differenza principale è che l’irish viene distillato tre volte, mentre lo scotch solo due.
    Adoro quel gusto di “affumicato” dello scotch, ma quella sensazione di purezza dell’irish e davvero impareggiabile.
    Lo whiskey americano viene distillato una sola volta e personalmente, se non fosse costoso, lo userei solo per pulire i vetri 😉
    Sorry american pals: no offence implied. 😛

  2. ehi ste!
    un dramma: la memoria (scarsa) mi dice con assoluta precisione che abbiamo bevuto un meraviglioso Gewurztraminer del 2004 (Hofstatter Kolbenhof), ma in realtà se abbiamo mangiato un filetto grondante sangue è assolutamente impossibile che abbiamo ordinato un traminer.. sono confuso.. non avremo mica mangiato spigole al forno?

    Oppure: non è che dobbiamo piantarla col macallan? 😉

  3. @angelo escludo categoricamente fosse qualcosa di bianco. comunque ho capito: piantiamola con negroni, macallan e tutto il resto…

    @enis sai come si dice: de gustibus non sputacchiandum est 😀 insomma, il macallan me piace.
    concordo sul whiskey americano (ma i vetri li pulisce bene, assuming it was affordable?)

  4. @angelo
    Gewurztraminer … aaaahhhh … uno dei pochi bianchi che adoro dal profondo. Tuttavia, pur essendo un tifoso dei vini italiani, preferisco quello alsaziano. Provalo accompagnato a un po’ di crostini con il fois gras e sappimi dire 😉

    @stefano
    prova a fare un assaggio di Macallan, poi prova il Glenfiddich. Capirai che non c’è confronto.
    Se vuoi fare un altro esperimento, molto sfizioso, allora assaggia anche un irlandese, come terzo whiskey. Dopo aver provato l’irlandese, riassaggia uno scotch. Non importa quanto pregiato sia, non importa quanto saggia sia stata la distillazione o la qualità delle materie prime. Anche il migliore degli scotch, dopo un irish, ti sembrerà paraffina. Dico davvero.
    Non dico che gli scotch siano cattivi, anzi, ripeto, li adoro. Semplicemente penso che gli irish siano spesso sottovalutati. Strano: alla fine, lo whiskey, è stato inventato proprio in Irlanda.

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